Passare al bosco

Manuela Sedmach

Atrio Monumentale- ASP ITIS

20.12.2016 – 14.02.2017

Inaugurazione
20 dicembre ore 18.00

La personale di Manuela Sedmach nello spazio monumentale dell’Azienda pubblica di Servizi alla Persona- (ASP-ITIS) di Trieste, è il secondo appuntamento del progetto ARCA-Arte contemporanea per una comunità attiva, dopo l’esposizione di Luigi Carboni.

Il titolo proposto volutamente riprende quello della esposizione negli spazi storici della Galleria Continua a San Gimignano nel 2015. Passare al bosco, non indica semplicemente un mutamento di luogo, quanto piuttosto una diversa forma di adesione alla realtà. Passare al bosco, con esplicito riferimento al "Trattato del ribelle" di Ernst Jünger, implica un distacco, un allontanarsi per ritrovare, lontani dai luoghi abituali del vivere, un diverso senso dell’esistenza. Fatta di concentrazione, di ascolto di se stessi per aprirsi nuovamente ad una capacità di attenzione verso una dimensione altra. Il richiamo alla natura non va equivocato, non si tratta di un invito al vivere in maniera genericamente armoniosa, quanto piuttosto a risentire il bisogno di relazionarci con aspetti più sottili, sfuggenti, quanto pervasivi, dell’esistenza stessa.

Le tele di Manuela Sedmach si affacciano su un orizzonte apparentemente vuoto, privo di elementi che permettano di riconoscere dove siamo. Un orizzonte fatto di addensamenti atmosferici, forse di dune, di lievissime onde, di corrugamenti del terreno, a volte di infiorescenze. La luce che pervade l’orizzonte sembra essere quella sospesa dell’alba o della sera, in fase di impercettibile mutamento, senza poter dire se stia per declinare o per sorgere. Un paesaggio minimale, fatto di niente, primordiale e ultimo, un paesaggio disorientante, che Sedmach invita però - ricordando due serie recenti di lavori - ad Abitare, quale luogo recondito, segreto, forse clandestino. Come indica il termine tedesco Heimlich, termine volutamente utilizzato dalla Sedmach, nel quale risuona comunque il senso dell’intimità della dimora: Heim. Le aperture pittoriche dell’artista triestina si affacciano sull’incertezza di quel che possiamo definire come luogo nostro, come nostra casa, e se questa stessa Terra, priva di punti di riferimento, possa dirsi ‘nostra’. Grazie a questo genere di lavori la pittura, nel rispetto delle sue prerogative formali e concettuali, si rivela essere fino in fondo un esercizio del pensare.

"Passare al bosco, questo sto facendo, con la mia vita e quindi col mio lavoro che ne è l’immagine", dichiara Manuela Sedmach. "Il bosco a cui fa riferimento Jünger si trasforma per me in deserto, il luogo in cui si incontra la propria vita. Stare nel bosco, stare nel deserto o in mezzo ad un oceano… lo sanno i viaggiatori dell’anima lo sa, Novalis, quando afferma che 'L’uomo vuole viaggiare l’universo e non sa che ha l’universo in sé'".


La mostra organizzata da AR.C.A. presenta lavori recenti e recentissimi, compresi due grandi tele mai esposte prima, una serie di opera su carta, e un’ulteriore serie di opere su tela ricavate dall’azione delle componenti utilizzate dall’artista. L’appuntamento triestino rappresenta una rara occasione per poter accostarsi in maniera esaustiva ad una delle ricerche più intense, in particolare nell’ambito della pittura contemporanea, emerse a livello nazionale e internazionale negli anni Novanta.Manuela Sedmach ha realizzato numerose mostre in Italia in gallerie e spazi museali. Nel 1999 ha vinto il Pollock-Krasner Foundation Grant, New York. Ha preso parte a mostre collettive in Svizzera e in Cina e realizzato personali in Belgio, Austria, Germania, Francia e Ungheria. I suoi lavori sono in importanti collezioni private europee, americane, giapponesi e al Museo Smak di Gent.

Riccardo Caldura